n° 3

Elisa Strinna: The Upwelling

01. The Infrastructure

Introduction + Interview 1

In the spring of 2018, I was invited by the Pierre Dupont to be part of a collective exhibition -Hortus (in)conclusus- at MACA in Alcamo (Sicily). I took the opportunity to continue my research on submarine cables within the Sicilian environment. 

 

Particularly interested in the Sicily Strait’s role as a crossing point within the Mediterranean Sea, I decided to investigate some of this ecosystem’s different layers. I started from an infrastructure: the submarine fiber optic cables crossing digitized information between Africa and Europe. To continue with the strait geological conformation, the marine life inhabiting the area, up to the strait’s value as a path of migration, for animals, and humans. 

 

I carried out the interviews during a field trip to Sicily in May 2018.

 

 

Interview with T. Fiore, Managing Director from H2Offshore, Catania

T. Fiore is an electrical engineer expert in telecommunications who lives and works in Sicily. I asked him to tell me about his work.

 

I am a consultant for telephone companies needing to install a submarine cable system. When installing cables, it is essential to plan the laying routes. Therefore, it is necessary to carry out a study by plumbing the seabed to verify its morphology and stratigraphy to identify the cable’s most stable path.

 

Telecommunications companies introduced the first fiber optic connections in the 80s. At that time, the most widespread transmission was analog, with coaxial cables. These cables work electrically and not optically, so the transmission is slower, they were about being dismissed. Disused lines are collected because the industry reused the materials. Companies guarantee cables for twenty years, but today we maximize their capacity by adding fibers or, across very long distances, using signal amplifiers. Amplifiers are installed every few kilometers, and they enhance considerably the optical signal. They are expensive electrical circuits enclosed in structures that resemble missiles. The more threads we have, the more powerful these amplifiers are, but we still haven’t amplifiers for more than 16 fibers.

 

When we have short distance systems, we avoid putting an amplifier, and we use up to 64 fibers.  Today, the increasing need for simultaneous connection requires ever greater capacity of transmission, so new infrastructures are installed in addition to maximized existing systems. If a phone call uses a tiny amount of data, much more is needed to transmit an image or a video call. We can transfer hundreds of terabytes per second through undersea networking infrastructures.

 

The fiber itself is fragile, but the structure that protects it is mechanically stable. We have a steel core, the insulation -usually polyethylene- and an external metal screen covering the cable. A tank is placed at shallow depths to protect the line from external agents.

 

When a cable breaks we have systems allowing to locate the fault. We reach the position and recover the cable with a sort of dredging. A kind of hook picks up the tube partially. We cut one end and bring the other onboard to identify the dead part. When we find the problem, we make a joint with a new cable. Then, we merge the two ends. A repair can last around two or three days, and the number of breakage per year is variable. The cables near the mainland are often covered with sand to avoid external agents’ damage, but we also have faults of an electrical nature. In the Mediterranean, there are about twenty breakdowns per year on average. When a cable fails, if the system is a ring, the connection moves to the adjacent line, but by now, the network is so extensive that we do not know which way our signal is traveling. Some signals transit from the sea, others from land, but it can also happen via satellite.

Introduzione + Intervista 1

Nella primavera del 2018 sono stata invitata dal collettivo Pierre Dupont a partecipare ad una mostra collettiva -Hortus (in)conclusus- al MACA di Alcamo (Sicilia). Ho approfittato dell’occasione per proseguire la mia ricerca sui cavi sottomarini in relazione all’ambiente Siciliano. 

 

Interessata in particolare al Canale di Sicilia, e al suo ruolo come luogo di attraversamento, ho deciso di investigare vari livelli di realtà che coesistono in questo ecosistema. Mi sono così dedicata, a ricercare alcune delle infrastrutture che percorrono lo Stretto – in particolare i cavi sottomarini di fibra ottica che permettono la trasmissione delle informazioni digitalizzate tra Africa e Europa. Per continuare poi con lo studio della conformazione geologica dei fondali, della vita marina che abita i mari che bagnano l’area, sino al valore dello stretto come sentiero di migrazione, animale e umana. 

 

Le interviste sono state realizzate durante un viaggio di ricognizione in Sicilia nel maggio del 2018. 

 

 

Intervista a T. Fiore, Managing Director from H2Offshore, Catania

T. Fiore è un ingegnere elettronico specializzato in telecomunicazione che vive e lavora in Sicilia. Gli ho chiesto di raccontarmi del suo lavoro.

 

Il mio lavoro è realizzare consulenze per compagnie telefoniche che hanno necessità di installare un sistema di cavi sottomarini. Quando viene installato un cavo è fondamentale progettare le rotte di posa.  Per far questo bisogna realizzare uno studio a monte per mezzo del quale viene scandagliato il fondale marino, verificate la morfologia e la stratigrafia, al fine di identificare la rotta più stabile per il cavo. 

 

I primi collegamenti in fibra ottica sono stati introdotti negli anni 80. In quegli anni la trasmissione più diffusa era quella analogica, con dei cavi che si chiamano co-assiali. Questi cavi funzionavano per via elettrica e non ottica, ed erano pronti per la dismissione essendo più lenti. I cavi dismessi per la maggior parte vengono recuperati perché l’industria ne riutilizza i materiali. Sono garantiti per vent’anni, ma quello che si fa oggi è massimizzare la loro capacità aggiungendo fibre, mentre sui cavi sottomarini molto lunghi vengono installati degli amplificatori di segnale, che sono installati a distanze regolari ed amplificano il segnale ottico potenziandolo. Gli amplificatori sono dei circuiti elettrici, racchiusi in strutture che assomigliano a dei missili, e sono molto costosi. Più fibre ci sono più grandi devono essere questi amplificatori, ma non esistono ancora amplificatori che riescono ad amplificare più di 16 fibre. Quando abbiamo dei sistemi a corta percorrenza si evita di mettere un amplificatore, e si aggiungono fibre, possiamo arrivare anche a 64 fibre. La necessità di connessione oggi ha bisogno di una sempre maggiore capacità di trasmissione, quindi oltre alla massimizzazione dei sistemi già esistenti si installano nuove infrastrutture. Infatti se una telefonata utilizza una quantità di dati molto piccola, ne servono molti di più per trasmettere un’immagine o una videochiamata. Attraverso queste infrastrutture possono venire trasmesse centinaia di terabyte al secondo.

 

La fibra in sé è fragile, ma la struttura che la protegge è meccanicamente stabile. In un cavo troviamo un’anima di acciaio, l’isolante – che normalmente è in polietilene – e uno schermo metallico esterno. A profondità basse si mette un carro armato per proteggere il cavo dagli agenti esterni. 

 

Quando un capo si rompe ci sono dei sistemi che permettono di localizzare il guasto. Si va a raggiungere quella posizione e a recuperare il cavo con una sorta di dragaggio. Una specie di uncino aggancia il capo e lo fa risalire parzialmente. Poi il cavo viene agganciato ad una boa, se ne taglia un’estremità e la si porta a bordo per identificarne la parte morta. Quando il guasto è stato individuato si procede a fare una giuntura con un cavo di scorta. Una volta fatta questa operazione il cavo si riunisce all’altra estremità e si riaccompagna a fondo. Una riparazione può durare attorno ai due tre giorni, ed il numero di guasti all’anno è variabile. I cavi vicino alla terraferma spesso vengono insabbiati per evitare il danneggiamento da agenti esterni, però possono esserci anche guasti di natura elettrica. Nel Mediterraneo si verificano mediamente una ventina di guasti all’anno. Quando un cavo si guasta, se il sistema è un sistema a ring di solito la connessione si sposta nel cavo attiguo, ma ormai il sistema è cosi esteso che non sappiamo che strada sta facendo il nostro segnale. Alcuni segnali transitano dal mare, altri da terra, ma può capitare anche via satellite.

02. The Geological Strata

Interview 2

Interview with M. Agate

Associate Professor, Earth and Sea Sciences University of Palermo.

In this interview, Professor Agate illustrates the morphology of the Mediterranean seabed.

 

The Mediterranean Sea has the general characteristic of being divided into two very distinct areas: the western and the eastern, separated from our peninsula, from Sicily in particular and from the sector called the Strait of Sicily. Shallow waters characterize the north of Sicily while much deeper waters characterize the rest of the Mediterranean. Off the Aegean Sea, we find depths of almost 5000 m, and the Tyrrhenian Sea reaches 4000 m. The most profound areas are oceanic crusts, while the superficial ones are continental crust areas. There are differences in height between more elevated sectors and more depressed sectors. The oceanic crust is older. It is what remains of a much older ocean that separated Africa from Eurasia. Gradually, with the approach of Africa and Eurasia, this ocean was reduced by proxemic subduction: the mantle swallowed up a part of it. The Ionian Sea remains of this ancient ocean that is slowly consuming itself partly under the Aegean, somewhat under Crete and Greece, and partly under Calabria. In perspective, Europe and Africa could unite, but the approach speed is about 5 mm per year. Behind the subduction area, volcanic arches and mountains are formed, as new depressed regions and basins. It is the Tyrrhenian Sea case, which is only a few million years old – 7 million years more or less. On the edges of these deep seas, deep incisions are forming, with the flow of sediments. They are called submarine Canyons.

 

The morphologies of the seabed are similar to those of the emerged lands. What creates them are identical processes such as plate tectonics and volcanism. The shapes are always related to processes that take place within the field of earth’s gravity. The erosion products move according to methods determined by gravity. The emerged lands are areas of prevalent erosion, while the submerged lands are areas of prevalent sedimentation because the material of the eroded emerged lands gradually settles in the ocean. The process continues because, in tectonics, there are areas that arise and submerge continuously. The emerging regions are subjected to erosion by glaciers, rivers, wind. The sediments are carried to the seas to rise again over time by tectonics in an endless cycle. We can find morphological and structural specificities in emerged territories or submerged territories. Underwater we have specific phenomena such as currents, underwater rivers that flow along the bottom, and carry sediments producing underwater hills. On the emerged land, we find desert dunes, where the wind carries the sand. The composition of sediments is heterogeneous: we have deposits that come from the mountains, from the land, and residues produced exclusively in water.  

Intervista 2

Intervista a M. Agate 

Associate Professor, Scienze della Terra e del Mare Università degli Studi di Palermo.

In questa intervista il Professor Agate illustra la morfologia dei fondali marini del Mediterraneo. 

 

Il mare Mediterraneo ha la caratteristica generale di essere diviso in due zone molto distinte tra loro: quella occidentale e quella orientale, separate proprio della nostra penisola, dalla Sicilia in particolare e dal settore chiamato il Canale di Sicilia. Il nord della Sicilia è caratterizzato da fondali molto bassi mentre il resto del Mediterraneo è caratterizzato da fondali molto più profondi.  Al largo del Mar Egeo troviamo fondali di quasi 5000 m di profondità e anche il Tirreno arriva a 4000 m. Le zone più profonde sono quelle della crosta oceanica, mentre quelle superficiali sono le zone della crosta continentale. Ci sono dei dislivelli tra settori più sollevati e settori più depressi. La crosta oceanica è più antica. È ciò che resta di un oceano che separava Africa dà Eurasia. Piano piano con l’avvicinamento dell’Africa e dell’Eurasia questo oceano è andato via via riducendosi con il processo della subduzione prossemica: una parte di esso veniva inghiottito dal mantello. Il mare Ionio è ciò che resta di questo antico oceano che pian piano sta ancora andando consumandosi in parte sotto l’Egeo, in parte sotto Creta e la Grecia, e in parte sotto la Calabria. In prospettiva Europa ed Africa potrebbero unirsi, ma la velocità di avvicinamento è di circa 5 mm l’anno. Alle spalle della zona che va in subduzione si formano gli archi vulcanici, si formano le montagne, ma si formano anche delle zone depresse e dei bacini che sono molto più giovani rispetto ad altre parti della crosta terrestre che contano centinaia migliaia di anni. Questo è il caso per esempio del mar Tirreno che hanno solo pochi milioni di anni -7 milioni di anni più o meno. Sui margini di questi mari profondi si vanno formando delle profonde incisioni legate allo scorrimento dei sedimenti che cadono lungo il pendio subacqueo chiamate Canyon sottomarini. 

 

Le morfologie dei fondali marini sono simili a quelle delle terre emerse. Ciò che le crea sono processi simili come la tettonica a placche e il vulcanesimo. E poi le forme sono sempre legate a processi che avvengono nel campo della gravità terrestre. I prodotti dell’erosione si spostano secondo dinamiche determinate dalla gravità. Le terre emerse sono aree di prevalente erosione, mentre quelle sommerse sono aree di prevalente sedimentazione, perché il materiale delle terre emerse erose va pian piano a sedimentarsi nell’oceano. Il processo continua perché nella tettonica ci sono costantemente aree che emergono e si sommergono. E le aree emerse sono soggette ad erosione operata dai ghiacciai, fiumi, vento ed i sedimenti vengono portati ai mari, per poi magari essere nel tempo nuovamente sollevati dalla tettonica in un ciclo senza fine. Poi ovviamente ci sono delle specificità morfologiche e strutturai che possiamo trovare solo nei territori emersi o in territori sommersi. Sott’acqua abbiamo dei fenomeni specifici come le correnti, fiumi sottomarini che scorrono lungo il fondo e trasportano dei sedimenti. È per questo che ci sono delle colline sottomarine che possiamo accostare, per analogia, alle dune del deserto dove invece è il vento che trasporta la sabbia. La composizione dei sedimenti è molto eterogenea: abbiamo sedimenti che provengono dalle montagne, dalle terre emerse e sedimenti che sono stati prodotti esclusivamente in acqua. 

03. Systemic Proximity

Interview 3

Interview with G. Sarà – Laboratory of Ecology, The University of Palermo, Department of Earth and Marine Sciences.

In this interview, G. Sarà talks about the anthropic impact on biological community inhabiting the Mediterranean Sea, and the relationships between human and animal migration.

 

By studying the Mediterranean Sea, we can get a glimpse of what is systemic proximity. In fact, in the Sea, every action has implications on a vast scale.

 

With my research team, we study how biological communities absorb the anthropic action. We look at diverse aspects of global change, as temperature rises, ocean acidification, and, among the most dramatic elements of change, habitat fragmentation. For example, when we place a cable in the seabed, we often create a barrier. These barriers can interrupt ecological corridors. Ecological corridors remind us of migration corridors. They are spaces for organisms’ movement.

 

The Sicilian channel from Libya to Italy is used as a crossing by migrants but also by fauna. Birds come from the South of Africa – the Sahel – and across the channel go to Europe and reproduce. In this parallelism between human migration and animal migration, the Sea is a linking element. Birds leave Africa in February to arrive in Europe in May. They travel between 10,000/ 12,000 km to the North of Europe. When they arrive at the North African coast, they need to listen to the wind to understand when to cross. They often risk, to travel 70/80 km of Sea takes 3/4 hours, and the weather conditions can suddenly change.

 

We can divide sources of change into two types: for their capacity to act locally or globally. Temperature rising is a global factor, not controllable locally. Instead, a cable is a factor that can create a local disturbance. These two factors work on different scales of time and space. We are trying to understand the response of organisms to environmental stress. For example, we find different effects of climate change on the organism’s dynamics. Some are altering reproduction patterns. An organism works depending on temperature thresholds. If the temperature rises, the moment of reproduction changes. Now, most of the sea organisms are reproducing earlier because they are ectothermic. This is not a problem for the organism itself, but the dynamic of life works so that more significant organisms can have smaller organisms to eat in specific periods. If the reproduction period does not coincide, we have a mismatch on the food chain, increasing population mortality.

 

The rising temperature and infrastructural interventions within the Mediterranean Sea -as the second Suez channel- are dramatically altering salinity and populations. All these problems are affecting diversity. Diversity is one of the leading ecosystemic services. We can’t do much locally if we don’t act globally. Due to these environmental conditions, we can observe the moving from South to North of the so-called alien species. The Sicilian fishermen are fishing new fish species as the poisoning pufferfish coming from the Indian Ocean since we are reaching temperatures similar to those of the Red Sea. This movement is changing our local food habits and traditions.

 

The Sicilian Channel is one of the most trafficked channels in the world. We have a traffic of birds, human migrants, and cargo boats carrying different types of goods. Ships have a significant impact on the Sea, in terms of pollution and sound. We can see the dramatic impacts of boats’ sound with Tuna Fish. For Tuna, sociality is essential in survival. They use the group to migrate. If a big ship crosses Tuna’s migration route, the sound gets the group dispersed, producing neurasthenic behavior, and sudden route changes. Tuna fishing is disappearing. The environmental layer is the primary layer where all the other layers – the social and economic- graft. Life is full of an infinite number of connections and relations that determine our daily worlds.

Intervista 3

Intervista a G. Sarà – Laboratorio di Ecologia, Università degli Studi di Palermo, Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare.

In questa intervista, G. Sarà parla dell’impatto antropico sulla comunità biologica che abita il Mar Mediterraneo e delle relazioni tra migrazione umana e animale.

 

Studiando il Mar Mediterraneo possiamo farci un’idea di cosa sia la prossimità sistemica. In effetti, in mare, ogni azione ha implicazioni su vasta scala.

 

Con il mio gruppo di ricerca studiamo come le comunità biologiche assorbono l’azione antropica. Consideriamo diversi aspetti del cambiamento globale, come l’aumento della temperatura, l’acidificazione degli oceani e, tra gli elementi più drammatici del cambiamento, la frammentazione dell’habitat. Ad esempio, quando posizioniamo un cavo nel fondale marino, spesso creiamo una barriera. Queste barriere possono interrompere i corridoi ecologici. I corridoi ecologici ricordano i corridoi migratori: sono spazi per il movimento degli organismi.

 

Il canale siciliano è utilizzato come terreno di attraversamento dai migranti umani ma anche dalla fauna. Gli uccelli provengono dal Sud Africa – il Sahel -, attraversano il canale per arrivare in Europa e riprodursi. In questo parallelismo tra migrazione umana e migrazione animale, il mare è un elemento di collegamento. Gli uccelli lasciano l’Africa a febbraio per arrivare in Europa a maggio. Viaggiano tra i 10.000 / 12.000 km fino al Nord Europa. Quando arrivano sulla costa nordafricana, hanno bisogno di ascoltare il vento per capire quando attraversare. Spesso rischiano: per percorrere 70/80 km di mare ci vogliono 3/4 ore, e le condizioni meteorologiche possono cambiare repentinamente.

 

Possiamo dividere le fonti di cambiamento in due tipi: per la loro capacità di agire localmente o globalmente. L’aumento della temperatura è un fattore globale, non controllabile a livello locale. Invece, un cavo è un fattore che può creare un disturbo locale. Questi due fattori lavorano su scale diverse di spazio e tempo. Stiamo cercando di capire la risposta degli organismi allo stress ambientale. Ad esempio, abbiamo diversi effetti prodotti dal cambiamento climatico sulle dinamiche dell’organismo, alcune stanno alterando i modelli di riproduzione. Un organismo funziona attraverso delle soglie di temperatura. Se la temperatura aumenta, il momento della riproduzione cambia. Ora, la maggior parte degli organismi marini si riproduce in tempi antecedenti quelli abituali perché sono ectotermi. Questo non è un problema per l’organismo in sé, ma la dinamica della vita funziona in modo tale che gli organismi più grandi possano trovare organismi più piccoli da mangiare in periodi specifici. Se il periodo di riproduzione non coincide, si verifica una mancata corrispondenza nella catena alimentare e aumenta la mortalità della popolazione.

 

L’aumento della temperatura e gli interventi infrastrutturali nel Mar Mediterraneo come il secondo canale di Suez, stanno drammaticamente alterando la salinità del mare e la sua popolazioni. Tutti questi problemi stanno modificando la diversità. La diversità è uno dei principali servizi ecosistemici. Non possiamo fare molto a livello locale se non agiamo a livello globale. A causa di queste condizioni ambientali, possiamo osservare lo spostamento da Sud a Nord delle cosiddette specie aliene. I pescatori siciliani stanno pescando nuove specie ittiche, come il velenoso pesce palla proveniente dall’Oceano Indiano, migrato nel Mediterraneo dove stiamo raggiungendo temperature simili a quelle del Mar Rosso. Questo movimento sta modificando abitudini e tradizioni alimentari locali.

 

Il Canale di Sicilia è uno dei canali più trafficati al mondo. Abbiamo un traffico di uccelli, migranti umani e navi mercantili che trasportano diversi tipi di merci. Le navi hanno un impatto significativo sull’ambiente marino, in termini di inquinamento e rumore. Possiamo osservare i drammatici effetti del suono delle grandi barche sul tonno. Per il tonno la socialità è essenziale alla sopravvivenza. Questi pesci si servono del gruppo per migrare. Se una grande nave attraversa la rotta migratoria, il suono produce comportamenti nevrastenici e improvvisi cambi di rotta negli individui, disperdendo il gruppo. Di conseguenza la pesca del tonno sta scomparendo. Il livello ambientale è il livello primario in cui tutti gli altri si innestano – da quello sociale a quello economico. La vita è piena di un numero infinito di connessioni e relazioni che determinano la nostra realtà quotidiana.

04. The Crossing

Interview 4

o1. ABIOLA

 

I came from Nigeria. My place is not beautiful, but we believe the youth to have something, we are the future. In my city, we have a festival, the Ogun festival. In August, many people do come from all over the world to the festival. The Ogun festival is about the river, and the river is the Woman (Yemoja*). Yemoja is human from the belly to the head, and from the stomach to the bottom is a fish. Before becoming a river, she had a husband, but since she couldn’t have children, the husband married another woman. For the sufferance, Yemoja turned into a river. If you have a problem getting pregnant, you can go to the Ogun river, and she helps you. She is a protector —that’s the way she is celebrated every year. Many people dance and bring food.

In my family, we were two brothers and one sister. When my brother and my father died, I realized my life was endangered. When Boko Haram arrived, my mother told me to leave.

 

My family was in the tailoring business. They had an Atelier. My father was an artist. He worked with pottery and cloths. A guy working with us in the Atelier was from the North of Nigeria, so I went there. When I arrived in the north there was an attack by Boko Haram. We had to move to some other place with the little money I had in my bank account. I never experienced traveling in my life, this was the first, and I will always remember it. We moved to Agadez, and we started our journey in the desert. We spent one week in the desert. All we had was 5 L of water and one cloth. It was very sad. We suffered a lot to the extent that I thought maybe I will die. After seven days, we found the Lybia.

 

We met some people in the desert, and they started to beat everybody. They collected my phone, and I lost all my contacts. When they asked my name, they understood I was Muslim. So, they asked me to read something in Arab.

 

We entered Shabbat during the protests for Gaddafi’s s son. It was the wrong moment, especially if you are black. We moved from Shabbat to Tripoli. On the way there, we had an accident. I thought I was going to die. The guy next to me broke his spinal cord. I said thank God, I don’t know where God is, but he saved me. I said: God I don’t have anybody anymore, just you.

 

I didn’t have anything. I was so skinny. When we arrived in Tripoli, they start shooting at us. Running, I saw bullets over my head. They arrested us. I spent 16 days in prison. They released us. When we went out of jail, I encountered an Arab man. We told him we were from Nigeria, we explained our situation, and the man had pity for us. We start working for the man. I explained to him I was a designer, and he brought us to his shop.

 

The man started taking care of us. He gave us food. It was very good. I told the man how my father died. He was touched. He asked me: “Have you ever heard about Italy?”

 

I said no.

 

Lybians were very aggressive to us. They kept collecting our phones and our money. At a certain point, the guards tried to arrest my brother friend and me to send us back to Nigeria, but we managed to escape. The situation was very dangerous. That’s because we were black. If we were white, it was okay. If you are black, they can see you are not from Lybia.

 

So the Arab man took us Garabulli. He said that there was a place we could benefit of our future, we could still achieve our dreams. I said: “Wow, where is that place?” “It is Italy,” he said that the place was very peaceful, quiet, but we had to cross the sea. “You don’t have options.” So, I stayed. That day I started to cry. It was Friday. I did not know where I was from. I did not know where I was going. We were 107 in the boat. It was 11 o’clock at night. Many people were ready to escape. The next day at 5 p.m., we saw two ships from Germany that wanted to rescue us. I was feeling very confused. They dropped us in Pozzallo. They gave us clothes, and we took a shower. I asked myself: “Is this what they call Europe?”

 

My belief is that if you survive the desert, you survive the sea, it means God has something special for you. I saw many friends moving with me. Many died. But I didn’t. I am not better than the one who died. 

Intervista 4

o1. Abiola

 

Vengo dalla Nigeria. Il mio posto non è bello, ma crediamo che i giovani abbiano qualcosa, noi siamo il futuro. Nella mia città abbiamo un festival, il festival di Ogun. Ad agosto molte persone vengono da tutto il mondo per il festival. La festa di Ogun è la festa del fiume. Il fiume è la donna (Yemoja *). Yemoja è umana dalla pancia in su, in basso è un pesce. Prima di diventare fiume aveva un marito, ma poiché non poteva avere figli, il marito andò a sposare un’altra donna. Per la sofferenza Yemoja si trasformò in un fiume. Se hai problemi a rimanere incinta puoi andare al fiume Ogun e lei ti aiuterà. È una protettrice. È per questo che viene celebrata ogni anno. Molte persone ballano e portano cibo.

 

Nella mia famiglia eravamo due fratelli e una sorella. Quando mio fratello e mio padre sono morti, ho capito che la mia vita era in pericolo. Arrivato Boko Haram mia madre mi ha detto: parti.

 

La mia famiglia lavorava nella sartoria, avevano un Atelier. Mio padre era un artista, lavorava con ceramiche e tessuti. C’era un ragazzo che lavorava con noi nell’atelier che veniva dal nord della Nigeria, quindi sono andato lì. Ma quando sono arrivato a nord, c’è stato un attacco. Dovevamo trasferirci in un altro posto con i pochi soldi che avevo nel mio conto in banca. Non ho mai viaggiato in vita mia e questo non lo dimenticherò mai. Ci siamo trasferiti ad Agadez e abbiamo iniziato il nostro viaggio nel deserto. Abbiamo trascorso una settimana nel deserto. Avevamo 5 litri di acqua e un solo vestito. È stato molto triste, abbiamo sofferto tanto al punto che ho pensato che forse sarei morto. Dopo 7 giorni abbiamo trovato la Libia.

 

Abbiamo incontrato dei libici nel deserto e hanno iniziato a picchiare tutti. Hanno preso il mio telefono e ho perso tutti i miei contatti. Quando hanno chiesto il mio nome, hanno capito che ero musulmano. Quindi mi hanno chiesto di leggere qualcosa in arabo.

 

Siamo entrati a Shabbat durante le proteste per il figlio di Gheddafi. Era un brutto momento soprattutto per i neri. Ci siamo trasferiti dallo Shabbat a Tripoli. Durante il viaggio abbiamo avuto un incidente. Pensavo di morire. Il ragazzo accanto a me si è rotto la spina dorsale. Ho detto: “ Grazie Dio, non so dove sei, ma mi hai salvato. Dio, non ho più nessuno, solo te”. Abbiamo continuato. Non avevo niente, ero molto magro. Quando siamo arrivati ​​a Tripoli hanno iniziato a spararci. Correndo, vedevo i proiettili sopra la mia testa. Ci hanno arrestato. Ho passato 16 giorni in prigione. Ci hanno rilasciato. Quando siamo usciti dalla prigione ho incontrato un arabo. Gli abbiamo detto che eravamo nigeriani, gli abbiamo spiegato la nostra situazione e l’uomo ha avuto pietà di noi. Abbiamo iniziato a lavorare per lui, gli ho spiegato che ero un designer e ci ha portato nel suo negozio.

 

L’uomo ha iniziato a prendersi cura di noi, ci ha dato da mangiare, era molto buono. Ho detto all’uomo come è morto mio padre e lui ne è rimasto toccato. Mi ha chiesto: “Hai mai sentito parlare dell’Italia?” Ho detto no.  I libici erano molto aggressivi con noi. Continuavano a raccogliere i nostri telefoni e i nostri soldi. Ad un certo punto le guardie hanno cercato di arrestare me e il mio fratello amico per rimandarci in Nigeria, ma siamo riusciti a scappare. La situazione era molto pericolosa. Questo perché eravamo neri, se eravamo bianchi non sarebbe stato un problema. Se sei nero vedono che non sei libico.

 

Alla fine l’uomo arabo ci ha portato a Garabulli. Ha detto che c’era un posto in cui avremmo potuto sperare per il nostro futuro, avremmo potuto ancora realizzare i nostri sogni. Ho detto “Wow, dov’è quel posto?” “È in Italia.” Ci disse che quel posto era molto tranquillo, ma dovevamo attraversare il mare. “Non hai opzioni.” Quindi, sono partito. Quel giorno ho iniziato a piangere. Era venerdì. Non sapevo da dove venivo, non sapevo dove stavo andando. Eravamo 107 sulla barca, erano le 11 di notte. Il giorno dopo alle 5 di sera abbiamo visto due barche Tedesche che volevano salvarci. Mi sentivo molto confuso. Ci hanno lasciati a Pozzallo. Ci hanno dato dei vestiti puliti e abbiamo fatto la doccia. Mi sono chiesto: “È questa quella che chiamano Europa?”

 

Credo che se sopravvivi al deserto, sopravvivi al mare, sopravvivi la Libia, significa che Dio ha qualcosa di speciale in serbo per te. Ho perso tanti amici che si trasferivano con me. Molti sono morti. Ma io sono qui. Non sono meglio di tutti quelli che sono morti.